Create Your First Project
Start adding your projects to your portfolio. Click on "Manage Projects" to get started
Al semaforo rosso
Tipo di progetto
Bozza
Data
Settembre 2026
Tra le cose poco comprensibili, c’è il fatto che vorrei spronarmi a scrivere regolarmente. Poi mi fermo e mi chiedo a che serve. A cosa è utile uno scritto buttato giù di getto, un pezzo di carta vergato solo per raccontare un momento anonimo?
A chiunque, direi: “Scrivi se vuoi scrivere, non importa cosa”. Fare i conti in tasca agli altri non è come farli a sé stessi. Negli ultimi anni, se decido di scrivere è perché questo poi deve prendere forma di racconto o di poesia. O, comunque, non deve essere tempo perduto.
E’ proprio un freno tirato. Temo di avere troppo da dire da non trovare sufficiente spazio di sfogo e nemmeno il tempo per raccogliere e ordinare i pensieri.
Oggi ero allo stadio: Verona contro Vicenza. Non c’è nulla di immorale a seguire la propria squadra, davvero. Ma non è neanche qualcosa che merita di essere narrato o così credo. Potrebbe però entrare negli annali, oltre a quelli sportivi, anche nella storia della mia vita. Un caldo davvero importante ma non insopportabile. Un risultato che mi ha reso contento perché la doppietta di Mosquera è stata velocissima ed avvenuta in un momento in cui la compagine gialloblù pareva in estrema difficoltà e, inoltre, sotto di un gol.
Ora ho la chitarra classica qui a fianco, sto cercando di battere i tasti con precisione senza dover cancellare, rileggere e correggere. So bene quanto vorrei però chiudere questo computer e dedicarmi alla musica. E’ da tempo che è uscito un successo italiano che si intitola Bossa Nostra. Mi ha fatto apprezzare questo stile musicale, e così ho riascoltato con piacere qualche successo dalla voce di Ornella Vanoni che da qualche tempo ci ha lasciato.
Ho cercato sul portale Youtube qualche tutorial di Bossanova ma in internet è sempre tutto così inconcludente. E’ raro per me trovare qualcosa che sia davvero un modo definitivo di seguire un corso o un processo preciso di studio e crescita. Sono sempre più dell’idea che le vecchie maniere, il contatto umano, sono più funzionali.
Certamente internet mi fornisce fiumi di informazioni alla sola imputazione del comando di ricerca. E’ indubbia la praticità. Ma non ottempera a tutto. Io vorrei ora qualche lezione di Bossanova per chitarra. E vorrei poter parlare con un maestro e chiedere tutto ciò che ci sta intorno, da dove viene, chi la suona, conoscere i brani suonabili al mio livello e sapere dove mi potrà portare questo stile musicale.
Ho un registratore Boss piuttosto piccolino ma fa tutto quello per cui è progettato di esistere. Potrei mettere su un canale la traccia della chitarra classica. E farla risuonare all’infinito finché con un’altra chitarra potrei improvvisare e suonarci sopra per delle ore. Infine, immortalarmi in un video in cui mi sento pieno di me e di soddisfazione.
Questo sì che mi piace. Ma finché ne penso una, so anche che avevo in mente di scrivere un articolo per il mio sito. L’avevo già abbozzato. Partiva da una canzone dei R.E.M., tale Man on the moon. Ricordo che volevo esprimermi sul tema, sul dubbio che ho sempre avuto in merito all’allunaggio. Poi, recentemente, sono stato (forse) convinto che ci sono più prove sul fatto che l’uomo abbia davvero raggiunto quel satellite.
Credo sia stato questo il momento in cui ha preso forma l’idea dell’articolo. Volevo scrivere un messaggio semplice, ma poi ha perso forza, forse smussato o soverchiato da altri impellenti desideri di leggere libri o suonare qualche nuovo brano di Bossanova.
Fatto sta che se una cosa è letta, detta o vista e condivisa dall’intera popolazione ecco che diventa, per definizione, vera.
Non volevo spingermi oltre il periodo del secondo dopoguerra.
La televisione, una delle prime, più forti e sfrontate fonti di comunicazione di massa, ha trovato un enorme (e deleterio) impatto sull’umanità. Però lascia piacevoli ricordi attraverso certe immagini dove la gente si raccoglieva attorno all’unico televisore, sovente posizionato in un’osteria o in un bar, e appunto si condivideva ciò che veniva trasmesso.
Ho solo dei racconti offuscati di chi ha visto in diretta l’allunaggio nell’anno in cui io non avevo ancora alcuna intenzione di venire a vivere in questo mondo.
La diffusione della televisione, avvenuta durante il periodo del boom economico, ha fatto in modo che ogni famiglia ne possedesse almeno una. L’articolo sarebbe iniziato qui, dal fatto che tutto ciò che veniva proposto all’interno di questa scatola nera, era vero. E soprattutto chi non possedeva una televisione rimaneva fuori dalla modernità.
Chi non hai mai udito la frase: “l’hanno detto in televisione…”. Ecco, e quindi? A me questo spaventa. Perché diventa reale solamente un qualcosa che passa attraverso quella forma di comunicazione di massa.
Non saprei ora come fare breccia nel lettore. Quello doveva essere un articolo che delineava un punto di vista e che ti pungolava rammentando che: “se ti convinci che una cosa è vera solo perché l’hanno detto in televisione, forse sei già fritto!”.
L’avvento di internet è stato il secondo “assalto”. Dopo pochi anni, si era generalmente creduto in questa nuova tecnologia e, chi non l’aveva, era visto come uno sfortunato che non poteva avere accesso alla piena e libera conoscenza, alle reali notizie. Ora correrò un po’ di più, altrimenti questo pensiero che sto svolgendo su di me diventerebbe esso stesso un articolo.
Il concetto che voglio trasmettere è che la nuova tecnologia è sempre la migliore, la più aperta. Chi ne usufruisce vede in chi non lo può fare come ad una persona sfortunata o semplicemente che non riesce a stare al passo con i tempi. Viene vista come una persona che non ha libero accesso alle notizie, insomma.
Quindi alla televisione ha fatto seguito internet e, ancora più recentemente, l’intelligenza artificiale.
Siamo nel pieno di questa epoca tecnologica. E tutto già mi “puzza” di bruciato. Credo sia l’ennesima fregatura, benché io stesso la utilizzi ampiamente per scopi sia lavorativi che personali.
Ieri invece, cambiando completamente argomento, volevo scrivere un racconto. Sto leggendo William Burroughs e, per quanto il suo stile non trovi molto spazio nei miei gusti, ho pensato a quanto potrebbe rivelarsi facile scrivere un racconto in uno stile simile ma, soprattutto, copiato-ispirato a lui.
Mettere giù una trama tutta al presente, non badare troppo alla forma ma lasciar spaziare la mente.
Ecco che avrei narrato della vita di quartiere. Ho seguito tutte le macchine che stavano svoltando verso la via in cui ero fermo al semaforo rosso. Ho mirato ogni guidatore e mi sono chiesto se qualcuno di questi nascondesse qualcosa. Beh, sì. Soprattutto la ragazza dagli occhi torvi, cupi per la quale ho immaginato una situazione di vita piuttosto “forte”. Nella mia mente il racconto era volgare e sporco. Ho messo nei dialoghi una lunga sequela di inutili parolacce e situazioni quasi al limite, ma confacenti alla zona che conosco.
Qui nessuno (ancora) si spara per strada, ma famiglie scarognate ce ne sono.
Ho pensato a quali potessero essere i pensieri della ragazza. Dapprima era una madre con un compagno violento che poi si è tramutato in magnaccia. E lei di certo aveva idee omicide da perseguire per potersi liberare dell’aguzzino.
Troppo facile. Ho pensato al racconto come un voluto disordine di conflitti interiori e senza la necessità di complicare i comportamenti. Tutto asciutto, tutto al presente: “vedo nitidamente attraverso i cristalli. Occhi torvi e rossetto che sporca la camicia bianca. Male al seno, il bastardo che ti morde. Clacson. Stronzi che suonano e li mandi al diavolo, li mandi dove sei già. Posso anch’io? Un solo colpo. Beep. Mi insulti e dietro al vetro lasci un focolaio di sputi. E ti guardo dentro la bocca amara fino alle budella cosparse di bile. Odio il tuo odio. Odio l’odio di chi ti odia. Questa sera passerà sotto le tue ruote e spingerai sull’acceleratore finché le cervella schizzeranno merda sull’asfalto. Vaffanculo anche a questo semaforo rosso”.

