Da un semplice script al laboratorio delle idee – quando un esercizio in Python ti apre la mente
- vesentiniigor
- 13 lug 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Ho completato il mio primo piccolo esercizio in Python: calcolare le ore lavorative partendo da un file CSV. Un’attività che poteva sembrare semplice, quasi banale. E invece ha aperto un mondo.
Vengo da Java, quindi so cosa voglio ottenere, anche se in Python spesso non so come si scrive. È come conoscere la grammatica e il lessico di una lingua, ma non ancora il tono e il ritmo.
🧪 È nato python-lab
Da qui l’idea di creare un piccolo spazio mio: python-lab, un laboratorio in cui costruire esercizi, migliorarli, smontarli e rifarli. Lezioni a difficoltà crescente, pensate non solo per “fare funzionare qualcosa”, ma per capire, estendere e immaginare.
🔄 Un esercizio infinito (nel senso buono)
Già questo primo script ha messo in campo:
lettura/scrittura CSV
parsing delle date e degli orari
gestione degli errori
modularizzazione in file separati
configurazione esterna via config.ini
Potrei riscrivere questo esercizio dieci, cento volte, ogni volta con un'ottica diversa:
prestazioni su grandi volumi
logging avanzato
aggiunta di una GUI
uso di database (Python si collega praticamente a tutti con driver dedicati)
gestione via parametri dinamici, API, servizi
E ogni strada che immagino, mi rimanda a una nuova possibilità.
🌍 Non solo tecnica
Non sono un purista del codice. Non voglio esserlo. Mi interessa capire le cose, farle bene, ma anche pensare oltre.
Con uno script così semplice ho iniziato a ragionare su:
come si progetta un'app
cosa serve a un utente reale
come rendere scalabile un piccolo strumento
che posto ha il mio codice in un ecosistema più ampio
📌 E se fosse più di uno script?
Viviamo in un tempo in cui, con pochissimo, si può ottenere moltissimo. Una cosa che solo pochi anni fa avrebbe richiesto giorni di lavoro, oggi si risolve con poche righe, magari grazie a una libreria già pronta, o con l’aiuto di strumenti accessibili a tutti.
Mi chiedo spesso se questo modo di lavorare — così rapido, così immediato — sia sempre un bene. È progresso? È comodità? È efficienza? Sì, certo. Ma è anche un modo di guardare il mondo.
In alcuni contesti — come il nostro, occidentale, veloce, connesso — questo modo di produrre ha senso. Ma altrove? Altrove dove non c'è rete, librerie, Github, Stack Overflow? Ci sono persone che non possono permettersi di correre, perché vivono in un tempo e in uno spazio diversi. Eppure magari scrivono codice, creano soluzioni, si arrangiano.
Tutto questo mi fa pensare che programmare non sia solo “scrivere righe”. È anche una posizione, un modo di stare nel mondo. E se è vero che possiamo fare tanto con poco, allora tanto vale fare anche con coscienza.
✳️ Concludendo
Questo primo “dispaccio” è solo un punto di partenza. Ma è un punto solido. E soprattutto, è mio.
Il bello è che anche un esercizio tecnico, se lo guardi nel modo giusto, può diventare un percorso aperto. Con Python, sì. Ma prima ancora, con la voglia di imparare e di vedere più lontano.
🔗 Il progetto è pubblico qui:












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