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🟡 Marianne Faithfull, “A secret life” – recensione

  • 22 feb
  • Tempo di lettura: 3 min

🔵 Introduzione

Sono entrato nel negozio di dischi senza una precisa idea. Di solito, invece, cerco un cantante o un gruppo. Mi soffermo sull’album giusto e in pochi istanti esco soddisfatto con il nuovo acquisto.

Questa volta invece no. Voglio farmi proporre un disco che si possa discostare dalle sonorità a cui sono avvezzo. Dunque, mi faccio consigliare e ne esce l’album “A secret life” di Marianne Faithfull.

Chi sia l’ho scoperto solamente dopo. Non la conoscevo. Eppure, mi convinco. Ringrazio, saluto e, appena rientrato a casa, lo metto sul giradischi.


🟣 Il “realismo” di questo articolo

Il primo ascolto non è all’altezza. Non sapevo cosa aspettarmi ma, da come mi era stato presentato, questo album doveva stupirmi. In che modo, non lo sapevo. Ma talvolta ci sono certi brani, di qualsiasi genere e di ogni epoca, che subito mi colpiscono.

La sensazione è che manchi di struttura, di profondità musicale. La sua voce non sembra incidere, è come se non si amalgamasse alle sonorità. Non c’è emozione e tutto il lato A si trascina senza sussulti.

Per me è una bella esperienza scrivere di un album finché lo sto ascoltando (per l’ennesima volta). Ed esattamente in questo momento ho dovuto alzarmi per girare il disco sul lato B.

Per qualche tempo ho pensato che fosse l’album meno entusiasmante tra tutti quelli che posseggo. Ciononostante, ho ripreso a riascoltarlo. E’ tutta la settimana che voglio andarne a fondo e comprendere cosa possa salvare.

Forse, per comprendere appieno i brani, dovrei avere una più ampia conoscenza. Ma no. Decido che devo essere diretto. O mi piace o non piace.


🔴  Alzati, che il disco è finito!

La copertina del vinile è semplice. Riporta il volto silenzioso di Marianne in cui pare trattenere un soffio di fiato in attesa della prossima nota. La composizione del disco è affidata ad Angelo Badalamenti.

Qui mi si accende una lampadina e ammetto che devo scartabellare un po’ di vecchi spartiti. Trovato, Twin Peaks! (ho scritto con un punto esclamativo come se ne fossi stato un cultore).

Non ho mai guardato una sola puntata ma ne ricordo bene la colonna sonora che più volte ho cercato di suonare con la chitarra con una certa soddisfazione.

Il lato B, che ormai sta per finire, si era aperto con una bella canzone “Bored by dreams” a cui però sono seguiti altri brani più fiacchi, fino a quello che dovrebbe essere l’ultimo. Me ne assicuro, leggendo il retro della copertina. Marianne sta cantando il motivo “You’re not in London anymore” che è targato appunto come ultimo brano.

Prima di concludere questo articolo, devo andare ad alzare la puntina prima che cominci a “gracchiare”. Il bello e il brutto dei dischi è quello di non poterli governare con semplicità e a distanza, come invece si è abituati con i compact disc e la musica digitale.


⚪ Conclusione

La verità è che mi sono recentemente ripetuto: “che senso ha provare a dire la mia su questo disco?”. Non ero convinto di scrivere questo articolo. Poi invece la testa “mi ha parlato” ricordandomi di lasciare andare le parole.

Non posso salvare molto di questo disco. Ne ho decine di migliori che non vedono l’ora di salire sul giradischi e farsi ascoltare. I più sono famosi, troppo famosi che nemmeno ha senso menzionarli.

Penso però che si possa riflettere su tutto anche su ciò che propriamente non va a genio. Ho così dato un senso all’acquisto. Di tutti i dischi di cui potevo parlare, proprio questo! Eppure, questo è stato il “gioco”, cogliere aspetti interessanti anche dove sembrava difficile trovarli.

Volevo scrivere questo articolo senza sapere a priori cosa si fosse già detto su questo disco. Ora, per la prima volta, ho dato una sbirciatina in rete. In breve, trovo che si parla di un Badalamenti ispirato nelle composizioni, impreziosite da una calda voce che si amalgama perfettamente alle sonorità.

Un po’ me l’aspettavo. Però, che dire, a me questo disco non è piaciuto. Onestamente, ciò che avevano già scritto gli altri non doveva interessarmi e influenzarmi. E così è stato.

Non avendomi ispirato, mi domando quindi se lo riascolterò. Non avrebbe molto senso, in effetti. L’ascolto di un disco deve trasmettere anche solamente un piacevole momento di distrazione o di sottofondo.

Per il momento, riporrò il disco nella sua custodia. E se, come i buoni vini, saprà bene invecchiare, sarò lieto di ascoltarlo nuovamente negli anni a venire.

1 commento


Mirko Vesentini
Mirko Vesentini
24 mar

Con i dischi non mi era mai capitato, di far scegliere gli altri oppure di farmi consigliare alla cieca. Con i libri sì invece. Si può catalogare come un esperimento, forse mal riuscito e, per parer mio, da non ripetere. C'è da dire però che talvolta si regalano dei dischi, perché chi regala prova un'emozione per alcuni brani o per il cantante oppure la band, e vorrebbe trasmettere proprio quell'emozione. A volte ci si riesce.

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