Caste sociali e il modo di intenderle
- vesentiniigor
- 18 ago 2025
- Tempo di lettura: 4 min
“Non essere troppo sicuro di non poter cambiare”
🔵 Introduzione
Così, durante la lezione di inglese (ma qui riportato in italiano): “Anche qui siete fortemente suddivisi in classi sociali?”. Rimango un po’ basito da questa domanda e mi chiedo: “In che senso intendi dire ‘anche qui’? Perché da voi in Inghilterra è così? E’ davvero sentita la distinzione in classi sociali?”
🟣 Inghilterra e di tutto quel che NON conosco
I presupposti sono facili. Io in Inghilterra non ci sono mai stato e non potrei permettermi di commentare e, ovviamente, men che meno essere al corrente di come funziona al di là dello stretto della Manica.
Navigo dunque nella felice confusione delle informazioni che conosco. Quindi ipotizzo ci sia una forte componente operaia, un ceto sociale medio borghese e gli irraggiungibili. Questa mia personale, disinvolta e poco consapevole “ghettizzazione” mi fa intuire che oltremanica sia netto il distacco delle classi sociali.
Altrimenti, perché il docente del corso di inglese avrebbe chiesto se, come da loro, anche in Italia fosse presente una netta distinzione dei ceti sociali?
Tutto ciò è un ottimo presupposto per partire da una situazione di partenza che non conosco per niente.
🔴 Dentro i confini della penisola
Ritorno dunque nella bella Italia, di qua delle Alpi, coccolati dal Mediterraneo che profila il nostro stivale.
Risposi molto seccamente (non che mi sentissi “seccato” ma risposi in maniera diretta, asciutta e quindi “secca”): “In Italia non abbiamo questo tipo di distinzione sociale. Chiunque, di buona volontà, può scalare i ceti e posizionarsi dove le proprie capacità meglio si adattano e si confermano”.
Se penso a come gli avrò davvero detto in inglese questa frase, immagino qualcosa del tipo: “No, impossible in Italy. You are not.. ehm… You don’t born as… ehm. So, in Italy you can change…”. Magari non proprio così ma dovrebbe rendere l’idea.
Torniamo però al fulcro del concetto che non è certo la capacità di comunicare in inglese.
Ho riflettuto nel tempo, in quanto la lezione a cui sto facendo riferimento risale almeno a 4 o 5 anni fa! Come il vino, alle cose serve il tempo giusto per maturare.
Quindi se a quel tempo risposi con un secco “no”, ora risponderei con un “forse, ma ci devo pensare”.
🟢 Ceti sociali in Italia
E’ piuttosto difficile ammettere con fermezza che proprio non ci sia una distinzione sociale. Non credo sia netta perlomeno.
Vado più spedito al punto. Una distinzione basica, nel Belpaese, potrebbe essere la seguente:
· Operai
· Media borghesia
· Irraggiungibili
Molto simile all’Inghilterra, quindi. Io ho la fortuna di potermi quotidianamente confrontare trasversalmente con ognuna di queste classi sociali.
Il mio carattere è piuttosto flessibile e mi aiuta a non avere difficoltà nel rapportarmi con gli uni o gli altri. Ognuno ha la propria esperienza e situazioni di vita che possono arricchirmi e quindi attirare il mio interesse.
Conosco persone che hanno scalato la vetta partendo dal gradino della classe operaia e quindi raggiungendo gli “irraggiungibili” (lascio il gioco di parole).
Qualcuno ha creduto o crede di non poter fare questo balzo. Perché? Magari si adagia ad una vita che crede di non poter cambiare o pensa sia troppo difficile potersi superare e mettere alla prova. C’è, di contro, chi dal podio più alto è voluto scendere nella classe sociale operaia.
Credo che l’Italia, in sostanza, anche se non è propriamente una società basata sulla meritocrazia, conceda la possibilità a tutti di poter diventare qualcosa di diverso, di potersi mettere in gioco e manipolare quindi il proprio destino.
⚪ Conclusione
Allora perché si parla di classi sociali? E perché imporre un ordine gerarchico? Avete letto che l’ho fatto volutamente anch’io ma, di fatto, un po’ anche per potermi ora contraddire.
Perché la classe operaia si trova sotto la piramide sociale? Questione di stipendi, denaro e quindi tutto legato al possesso? Credo di sì. Ma non certo perché è legato alla qualità delle persone, a ciò che hanno dentro.
Quando ho parlato di scalare la piramide non era inteso come diventare migliori perché la classe operaia è il gradino più basso della società. Ho inteso, tra le righe, comunicare qualcosa di più interiore ovvero sentire di potersi migliorare, sempre. Al di là dei possedimenti e delle cose materiali che, è vero, aiutano.
Intendo spronare il lettore ad ascoltarsi e a non accontentarsi di quello che si è ma di aspirare a qualcosa in più. Non porsi limiti.
La call to action nella chiusura di un post è qualcosa che ti fa concludere dicendo: “Ehi, tu! Che ne pensi, raccontami la tua esperienza. Ti ritrovi con quello che ho detto?”.
Certo, questa action fa aumentare l’interattività di un blog ma non so a quanti blogger realmente interessi essere al corrente di quel che pensano veramente i propri lettori.
Per me la call to action è intesa come l’iniezione per fare iniziare un dibattito.
E’ più stimolante, per me, pensare che la call to action sia qualcosa che agisca positivamente nel lettore stesso.











Commenti