🟡 Un percorso sulla costa etrusca: Populonia e Baratti
- 5 gen
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🔵 Introduzione
Ho maturato con il tempo, con gli anni, la possibilità di godere di uscite “mordi e fuggi”, ma anche di viaggi più complessi, ricercando uno o più temi di fondo. Probabilmente lo facevo anche nei tempi passati però con fini più leggeri.
Ricordo sempre con entusiasmo la vacanza in Scozia, le maestose highlands dove la sola guida negli spazi verdi e colorati di erica valevano essi stessi il prezzo del biglietto. Eppure, avrei potuto ricercare molto di più; oggi, senza dubbio, avrei approfondito la storia delle preesistenti popolazioni locali e delle migrazioni verso la Scozia. Non che in quegli anni avessi preparato proprio nulla ma con un tono più superficiale, studiando le ore di tragitto tra una destinazione e l’altra, anticipando cosa avrei potuto mangiare e bere, e se il costo della vita sarebbe stato più o meno sostenibile. Per il resto, tutto è andato senza tante altre preparazioni.
Doveroso quindi, stavolta, è stato approfondire, per quanto possibile e per quanto di reale interesse, una gita a Venturina Terme nei pressi della zona di Populonia. Il luogo bene si appresta per approfondire qualche traccia rispetto alle letture che ho in corso. Ho di recente letto qualcosa circa la misteriosa origine degli etruschi, della loro ricca civiltà e del lascito culturale a beneficio della successiva dominazione dei romani (e si potrebbe forse ammettere anche di ogni altra cultura della nostra penisola).
L’intenzione era dunque quella di recarmi in un luogo e viverlo; quindi, scoprire ciò che il territorio stesso avesse da offrire ma non semplicemente da un punto di vista ambientale e gastronomico. Ho cercato di collegare la lettura, la storia, con quello che il luogo poteva dare.
Quindi, ho scelto di scrivere qualche riga perché, in primis, serve a me per riordinare i pensieri e certamente per condividere l’esperienza. Niente date, allora, e niente nomi collegati alla storia di questo o quel personaggio, ma solo il vissuto di un paio di giorni.
In ciò che scrivo, ricordo che, se qualcuno desiderasse approfondire qualche tema, potrebbe attingere alle risorse ampiamente presenti nei libri o in rete. Perciò, non cercate in me alcun ulteriore approfondimento e alcun dettaglio che già non sia noto e divulgato.

🟣 Buca delle Fate e Campiglia Marittima
Avendo con noi un cane (“noi” utile a identificare anche il tipo di viaggio intrapreso; ero con mia moglie e, appunto, il nostro cane), le uscite che scegliamo sono sempre conformi alle possibilità e agli interessi di ognuno.
Abbiamo trovato una sistemazione nei pressi di Venturina Terme all’agriturismo Diciocco, un bel appartamento al piano terra la cui vista si confonde nel verde delle colline a ridosso del paese.
Consigliato anche dai gestori della struttura, ci convinciamo a esplorare la costa vicino al golfo di Baratti.
A circa 500 metri dal borgo di Populonia, parcheggiamo l’auto e imbocchiamo il sentiero 301. La segnaletica è piuttosto precisa sia come indicazioni che come tempistiche di percorrenza. La giornata di fine dicembre (il 27 per la precisione) è piacevole. Temperatura gradevole, circa 15 gradi, anche se in mezzo al boschetto l’aria è un po’ più fresca.
Basta un minimo di allenamento per poter procedere lungo il sentiero che scende verso la costa. Importante è anche indossare una scarpa adatta per evitare scivoloni e finire distesi e supini con lo sguardo rivolto all’insù. Ci si trova in mezzo a un bosco a tratti fitto ma che non oscura completamente il cielo che, nel nostro caso, si mostrava di un azzurro terso.
Finché il nostro cane si inoltrava su e giù tra gli arbusti annusando tanti nuovi odori di bosco, abbiamo incontrato sul percorso qualche discesa ripida ma soprattutto delineata da un fondale segnato, così mi è parso, dal fluire intenso delle recenti piogge.
Siamo arrivati ad un punto panoramico condiviso insieme ad altre poche persone e tutte coinvolte nell’apprezzare il mare che si distendeva davanti a noi e la costa sottostante abbracciata dai flutti delle onde che si infrangevano sugli scogli ruvidi.
Abbiamo sostato per godere della piacevole vista cercando di raggiungere, in basso, la costa che però non si presentava così accogliente. Solo alcuni pescatori stavano in piedi su alcune rocce.
Una volta che il sole si stava presentando sulla via del tramonto e scattata qualche foto che bene si apprestava a immortalare il momento, abbiamo scelto di riprendere la via del ritorno.
Non so bene ora come staccare questo passo narrativo, perché dovrò catapultarmi direttamente alla serata trascorsa a Campiglia Marittima. Così, non sapendo come agire, l’ho automaticamente e scientemente fatto. Potrò ora riprendere dalla sera in cui il paese si è presentato a noi silenzioso e quasi deserto.
Il borgo è arroccato, quindi è normale che il centro storico, piccolo ma davvero piacevole, sia intersecato da vicoli che salgono e scendono abbastanza ripidi. C’è posto per il passaggio delle automobili ma, come in tutti i centri antichi, è più consono lasciare che siano i propri passi a calcarne il suolo.
Parcheggiamo a pochi metri dall’ingresso del centro storico e sostiamo per un aperitivo al bar “La Panca”. In questo frangente, discutiamo di alcune cose che hanno attirato la nostra attenzione:
· Una targa commemorativa affissa in Piazza della Repubblica in cui spicca un leone che mi fa pensare alla Serenissima Repubblica ma non riesco a trovare alcun nesso logico. Tantopiù che mancano anche informazioni in rete, così che la situazione tuttora rimane a incuriosirmi
· Guarneri Carlo e la xilografia e sarò molto onesto nel constatare la mia ignoranza a riguardo; prima di scrivere questo post ho dovuto capire cosa fosse la xilografia. Ho consultato alcuni video presenti in rete per capire di più di questa arte
Risultato: si tratta di legno, in quanto xilo dal greco significa appunto legno. La xilografia è dunque una tecnica di stampa che utilizza una matrice di legno. Vi lascio la curiosità di approfondire qualcosa di più sul tema e magari approfittare di apprendere chi fosse Guarneri che, come dice una targa posta all’esterno della sua casale natale, “qui nacque”
· “prendi leggi riporta”, iscrizione posta in una specie di teca o, meglio, di piccola libreria, di fronte alla statua di Garibaldi situata nell’omonima piazza che si apre ai bordi di via Roma; curioso come in questa nicchia sia possibile consultare libri di ogni genere, poterli portare con sé, leggerli per poi riportarli indietro, nuovamente lì, quasi a dire (anzi, senza “quasi”) che la cultura è un bene comune che deve essere gratuito
Ceniamo alla locanda Il Goccetto, a pochi metri da La Panca. In stile “mattone vivo”, caldo e silenzioso, sediamo nell’accogliente saletta. Ricordo di aver mangiato bene, un tagliere di sicuro (meno male che le foto aiutano la memoria!) e certamente dell’altro (davvero molto vago ma di più non ricordo) e dell’altro da bere (dovevo in qualche modo chiudere con leggerezza questo piccolo capoverso). Non è importante cosa, effettivamente, ma siamo stati accolti bene, abbiamo cenato di gusto e so di avere speso una cifra appropriata.
Avrete il piacere di rendervi conto voi stessi, se andrete a Campiglia, della bellezza del luogo e ognuno di voi magari troverà interessanti altri particolari che i miei occhi non hanno catturato.

🔴 Parco di Tufaia e Parco Archeologico di Baratti e Populonia
A me piace svegliarmi presto e vedere l’alba. Sia questa una situazione congenita o dovuta al fatto che il nostro cane deve fare la passeggiata mattutina, questo ancora non lo so. Però negli ultimi anni ho preso il gusto di uscire di casa quando tutto dorme e apprezzare il fresco risveglio del mattino.
L’agriturismo Diciocco si trova a circa 1 km dal parco di Tufaia. Si raggiunge con una breve passeggiata, resa ancora più breve dal fatto che alla mattina vado a correre. In breve, seguendo un canale di acqua termale in cui un paio di giovani pescatori avevano la canna distesa verso le tiepide acque, giungo ad un parco erboso che inizia seguendo ad est il più grande tra i due laghetti. Questo è recintato, non è accessibile, mentre lo è il più piccino che si trova a nord in fondo al parco.
Finché il mio cane annusa tra i profumi di rugiada che si mischiano ai tepori delle acque che formano in superficie una delicata coltre di vapore, scatto qualche foto per immortalarci nella quiete di un sole timido che sta sbucando dietro alle fitte chiome di una piccola pineta.
Tra le acque posso seguire alcune tartarughe nuotare verso riva attraverso una folta vegetazione che delimita praticamente tutto il periplo. Non essendo pratico delle specie lacustri, non saprei davvero come chiamare quelle che lì dentro ci sguazzano in pace e armonia insieme a qualche anatra e probabilmente altri uccelli che ho visto velocemente planare.
Poi, la mattina segue verso la destinazione che è stata il fulcro del nostro breve viaggio. Avevo parlato di etruschi e quindi l’interesse verso Populonia, una delle principali città e l’unica a ridosso del mare, è centrale. In biglietteria è possibile scegliere tra più formule di ingresso, alcune in cui si accede alla necropoli e altre che consentono anche l’accesso all’acropoli. Optiamo per il biglietto che comprende le visite guidate alla necropoli e all’acropoli. Escludiamo l’ingresso alla camminata che sale attraverso il bosco, più per una questione di tempo a disposizione che di desiderio.
Entriamo poco prima delle 10:30 e siamo gli unici visitatori (il parcheggio era completamente deserto). Il fatto di essere da soli per me è spesso un vantaggio perché posso sfruttare maggiormente la guida e “stressarla” di domande. Più si diventa grandi e più la curiosità aumenta, almeno nel mio caso.
Incontriamo vari tipi di tombe etrusche; non sono un archeologo ma si distinguono facilmente quelle fatte a tumulo da quelle a edicola. La storia ci racconterebbe che sono state costruite in periodi diversi le ultime delle quali di stile ellenico. Si può accedere a tutte le tombe per poter così toccare e visionare da vicino l’arte funeraria. Non vado oltre ma, giusto per stuzzicare la curiosità, potreste approfondire la teoria che seguivano gli etruschi sul tema della morte. Non dirò altro anche perché mi sarebbe necessario divagare per almeno un altro post intero.
Da un punto di vista ambientale, la piccola altura su cui sorge la necropoli gode di un bellissimo panorama che si apre sul golfo di Baratti. Tutto intorno è verde. E tanto di questo verde, ci ricorda la guida, è stato di recente oggetto di visita e smosso da alcuni cinghiali in cerca di cibo. Il terreno, in più parti, risulta infatti piuttosto dissestato.
La visita durerà circa un’ora e mezza ma è più che sufficiente per richiedere una pausa e metabolizzare quanto visitato. Il pomeriggio sarà invece dedicato all’acropoli.
Arriviamo all’ingresso della seconda visita. Sono circa le 15:15. Sappiamo che il sole tramonterà di lì a poco, intorno alle 17. La guida ci conduce alla visita dei resti di una villa romana. Stona un po’, ma di etrusco, nell’acropoli, non è rimasto praticamente nulla da raccontare. I romani non hanno lasciato tracce di quanto era presente su questo colle. Seguiamo comunque il racconto che ci descrive appunto ciò che rimane della villa: un bel mosaico, le terme e la vista che spazia, più in là, sull’attuale borgo di Populonia.
Non desidero con questo snobbare questa seconda visita però, confrontata con quella del mattino, perde un po’ di fascino. Per la cronaca, qualora potesse essere di aiuto saperlo, noi abbiamo preferito sostare la macchina nel parcheggio gratuito dal quale, il giorno prima, eravamo partiti per l’escursione verso le “Fate”. Dista circa 500 metri che si percorrono piuttosto agilmente in salita. C’è comunque l’opzione di poter parcheggiare sulla sommità: è molto comodo ed è a pagamento.

🟣 Suvereto
Il giorno successivo siamo già in partenza per rientrare a casa. Optiamo per un’ultima visita ad un borgo abbastanza vicino e comodo da raggiungere: Suvereto.
Non so voi (mi rivolgo proprio al singolo lettore, ora) ma io quando inizio ad avere troppi stimoli mentali poi naufrago nel “troppo”, ovvero anche solo dopo due giorni di vacanza comincio a non ricordare precisamente i nomi dei luoghi e i dettagli di ciò che ho visitato. Non riesco a determinare con chiarezza quando sono stato in un preciso posto, dove poi ho mangiato e se ho incontrato persone più o meno socievoli.
Così, appunto, in questo terzo giorno sto un po’ ancora vivendo il panorama del golfo di Baratti, la passeggiata alle “Fate”, rivedo ancora le tombe etrusche, penso se devo aver paura che il mio cane venga attaccato dai cinghiali o dai lupi (che qui, si dice, è territorio in cui normalmente se ne possono trovare), torno alle tiepide acque termali di Tufaia che al mattino “fumavano” al contrasto con la temperatura rigida e invernale.
Così, entrando a Suvereto, non avverto più il vivo interesse di conoscerne la storia e i particolari. Sì, ci inoltriamo per i vicoli che sono anche qui deserti (certamente, finché raggiungiamo i borghi negli orari in cui tutto è ancora chiuso!), però con la mente che sta ancora vagando attraverso molteplici informazioni che abbiamo colto nelle escursioni precedenti.
Saliamo su in cima fino alla Rocca Aldobrandesca. E’ un castello in rovina ma mostra il fascino del panorama che si perde verso l’orizzonte dove scorgiamo un verde brillante costellato da ampi terrazzamenti di olivi.
Di quanto altro ci sarebbe da visitare, non abbiamo ora altro interesse perché, al termine della passeggiata, torniamo alla macchina pronti per imboccare l’autostrada in direzione “casa”.
⚪ Conclusione
Preparare un viaggio e dargli uno scopo o un tema sta diventando una parte stessa della scoperta. Nel mio caso, aver modo di riscontrare sul campo, si dice propriamente così in questo caso, i resti della civiltà etrusca è stato importante.
Mi ha condotto, attraverso l’esperienza delle guide e attraverso l’immaginazione, sui passi di una popolazione antica che è stata, per un certo verso, forse la prima civiltà della nostra bella penisola a lasciare una traccia indelebile per lo sviluppo successivo di ogni altra forma di arte, scultura, religione, società.
Ho assaporato solo una parte di ciò che questa costa conserva, ma è stato abbastanza per capire che ogni tratto, ogni altura, ogni tomba merita tempo e attenzione.
Forse è proprio questo il valore di un viaggio: non vedere tutto, ma lasciare che qualcosa rimanga in sospeso.




Beh, questa breve crono-storia di viaggio è più che un flash, sembra di vedere delle cartoline in movimento; con l'aggiunta della passione per ciò che è stato e ciò che oggi si può solo immaginare visitando i resti storici