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🟡 “De-storicizzazione” (ovvero la riscrittura selettiva)

  • vesentiniigor
  • 1 nov 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

🔵 Introduzione

Sfilavo lungo un corridoio ben adorno di cimeli militari. La guida si sofferma nella biblioteca del circolo dove sono raccolti volumi piuttosto recenti. Un busto, verosimilmente modellato in bronzo, mi riporta a un volto noto. Solo le voci distanti della guida ne svelano il nome. Sì, è proprio lui. Unica nota che stona alle mie orecchie è il grado militare: Generale.

Non me ne vogliate se non entro troppo nel personale. In prima battuta perché è appunto troppo personale e poi perché non è il tema centrale che voglio trattare.

Tra Generale e Tenente la differenza è davvero enorme. Quel busto mi apre tanti ricordi, ricordi veri, tangibili, indelebili. E appunto per non addentrarmi troppo in dettagli, preferisco soffermarmi su come possano essere riviste la realtà e la storia. Nel busto è raffigurato il volto di un ragazzo (io, con affetto, lo voglio ricordare così). Quel ragazzo, al tempo della sua scomparsa, era Tenente. Bastino quindi queste poche informazioni per afferrare ciò che voglio riportare.

Devo qui prendere le distanze dalla valutazione etica che ne ha innalzato il grado militare. Non sta a me pesarne la correttezza.

Vado però al cuore del mio ragionamento e mi chiedo se è davvero possibile rivedere la storia e mettere agli annali dati discutibili. O, meglio, mettere a registro solo ciò che interessa e non la completezza delle informazioni.

La storia è davvero quella che troviamo nei libri?


🟣 Riscrittura selettiva

Il fatto che mi piaccia la storia non significa che io la conosca bene. Sono molto curioso e attratto dai racconti di ogni tempo. Tutto ciò non significa che riesca ad immagazzinare i nomi, i dati e i fatti precisi. Inciampo facilmente in errori. Però ho un’idea di massima, su alcune situazioni posso argomentare meglio, su altre ho proprio tanta confusione.

Ma di quel che so, come posso essere certo che le informazioni siano tutte veritiere? Se già prima manifestavo dubbi, ora ne ho ancora di più. Cosa consegniamo alla storia? Diamo tutti gli accadimenti così come sono davvero successi?

E’ facile intuire, anzi essere certi, che la storia è frutto della manipolazione dell’uomo. Solo che mi chiedo fino a che punto sia corretto dubitare della veridicità dei fatti. La sequenza cronologica probabilmente può essere intesa come concreta ma più andiamo indietro nelle epoche e più dobbiamo dubitare (o avere fede!).

Proprio in questi giorni stavo approfondendo qualche lettura della primordiale storia di Roma. Lo stesso scrittore, trattando della guerra latina, metteva in dubbio la veridicità dei fatti. Metteva in discussione il fatto che si volesse dare risalto alle imprese dei romani piuttosto che alla cronaca reale, alle battaglie e sconfitte maturate sul campo.

Io non mi sento di mettere in discussione gli avvenimenti ma devo sempre stare attento a comprendere chi ha stilato i documenti e, fondamentale, il punto di vista. Perché, nell’esempio della guerra latina, mi sono trovato di fronte al punto di vista romano.

E delle imprese dei popoli italici, invece? Sono da considerarsi solo come etnie indigene che si sono dissolte nell’Impero?


🔴 Punti chiave

Dunque, quali sono i punti chiave su cui ho ragionato? E quindi quelli che voglio trasmettere tra queste righe? Proviamo ad elencarli:

  • La storia è un punto di vista ed è necessariamente filtrata da criteri culturali e ideologici

  • La complessità del passato, della storia, è un enorme carro di avvenimenti riportati ora da uno storico, ora da un imperatore, talvolta da un ritrovamento casuale, quindi da una lapide

  • La memoria storica è strumentalizzata per giustificare il presente

  • Il potere, il tempo e le mode decidono chi merita di essere ricordato, come e perché

  • La storia può diventare propaganda, mito e giustificazione

In questo modo cresce il desiderio di scendere a fondo di ogni argomento. E per ognuno di essi si aprirebbero a ventaglio innumerevoli idee.


⚪ Conclusione

Se la storia “pagana”, intendo dire non religiosa, è stata riscritta, almeno in parte, rispetto ai punti di vista di cui ho già trattato, mi sono sfidato nel dubbio, in quel dubbio che mi pone una domanda altrettanto importante: i testi religiosi sono frutto di numerose reinterpretazioni successive? Qual è il limite oltre il quale è giusto credere e dubitare?

Il testo religioso più diffuso nell’ambiente dove vivo è la Bibbia. Il Libro è passato di traduzione in traduzione, stravolto dalle lingue, dalle interpretazioni teologiche, scelte editoriali e contesti storici.

Ogni parola può cambiare il senso della lettura, tanto nella storia che nella religione.

La consultazione di un libro storico è dunque la rivisitazione di epoche e culture. E’ la tangibile prova della modulazione, riadattamento e talvolta dello stravolgimento dei fatti e della verità.

Siamo liberi di riflettere e arbitrare le informazioni.

Il dubbio talvolta è meglio di una presunta realtà.

 

1 commento


Mirko Vesentini
Mirko Vesentini
07 nov 2025

Concordo, proprio per il motivo che riguarda la veridicità dei testi a volte è meglio leggere con il giusto distacco, pensare ai fatti sotto forma di romanzo più che a una cronaca puntuale.

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