🟡 Il postero di me stesso
- 18 mar
- Tempo di lettura: 3 min
🔵 Introduzione
In questi giorni ho voluto riprendere in mano alcuni libri, taluni davvero ingialliti dal tempo. Eppure, posso dire che i più vecchi che conservo non superano i trent’anni di età.
Perciò ho scelto volutamente tra i volumi apparentemente dimenticati. Una sorta di gioco: aprirne uno ad una pagina a caso e leggere un capoverso.
Sotto l’occhio mi sono capitate poche righe che avevo sottolineato e che quindi, più delle altre, hanno attirato nuovamente l’attenzione. La presente riflessione parte proprio da qui e dunque riporto:
“Tanto più uno appartiene alla posterità, cioè all’umanità in generale e in tutta la sua pienezza, tanto più è estraneo al proprio tempo”
🟣 La posterità apre al libero giudizio
La lettura casuale è una forma di gioco che ho sperimentato più volte ma che mai ho seguito con costanza. Quando avviene, però, è davvero stimolante. Non ricordo cosa volessi precisare sottolineando quel pensiero.
Ora, a distanza di più di venticinque anni (tanti sono infatti quelli trascorsi a partire dal novembre del 2000, data della prima lettura di questo libro), mi domando se io possa avvertire oggi le stesse sensazioni che mi hanno condotto a mettere in risalto l’aforisma.
L’ho estratto dal libro “La saggezza della vita” di Arthur Schopenhauer. Merito di certi registri che tengo con cura, ho potuto constatare come in quel periodo avessi letto con piacevole disordine decine di libri. Tra gli altri autori: Shakespeare, Svevo, Pirandello, Freud, Machiavelli, Joyce, Virgilio, Wilde. Può apparire come una lista fine a sé stessa. Eppure, mi aiuta a collocarmi nel tempo.
Comprendo così come la lettura mi abbia aiutato ad aprire nuovi orizzonti. Ricordo pure di come mi soffermassi per ore intere anche su poche righe di pensiero. E posso quindi rivedermi assorto nella comprensione e nella condivisione delle riflessioni di Schopenhauer.
La posterità descrive un atto di resistenza. Suggerisce la necessità di parlare al genere umano, stimola l’alienazione dalle cose comuni.
Ho sempre creduto che l’uomo debba rendersi conscio del segreto rapimento del proprio libero giudizio. Tutto ciò che mi circonda incide sulla possibilità di osservare distaccatamente l’essere umano nella sua essenza. Mi fa sentire perciò come ingabbiato in una ragnatela.
Cos’è dunque la posterità, se non un bene prezioso senza tempo a cui aspirare?
🔴 Nella giusta direzione
Quando cerco di specchiarmi nell’odierna società non riesco a trovarmi. E nemmeno riesco a trovare conforto nella storia, nelle culture recenti o più antiche. E’ difficile anche per me essere consapevole dei motivi di questo sconforto, grande e piccolo allo stesso momento.
Per cercare le mie verità devo scuotermi e cercare di abbattere i pensieri più comuni.
Il genere umano si è evoluto abbandonando troppo presto le scuole di pensiero dove, tra gli obiettivi, spiccavano il benessere dello spirito e il disegno di concetti più universali. Ora invece l’uomo ha una visione piuttosto concentrica su di sé e dedica spesso i suoi sforzi all’apparenza, alla proprietà invece di migliorare il suo stato interiore e quindi il suo essere.
Quelli che definisco perciò come errori umani, credo che un giorno la posterità li possa comprendere, giustificare e perdonare.
Pur con tutte le contraddizioni che crea la nostra società, sento di poter ragionare liberamente. Anche se talvolta può sembrare che io mi conformi, la parte più segreta di me segue ostinatamente la giusta direzione.
⚪ Conclusione
Ciononostante l’età avanzi e le situazioni cambino, riesco ancora a liberarmi come un tempo, a concedermi momenti di intense riflessioni, proprio come tanti anni fa.
Osservo i comportamenti, mi confronto con essi e capisco come migliorarmi e rimanere vigile sul cambiamento del tempo. Ritengo valga veramente la pena raccogliermi, meditare e riflettere perché solo la conoscenza di ciò che ho intorno mi rende più attento alla vita.
Perciò fingo di essere postero di me stesso. Cerco di distanziarmi per godere della pienezza dell’umanità.
In questa chiusura, sento ora di avere afferrato più in profondità il senso dell’aforisma che mi aveva colpito tanto da doverlo sottolineare a matita.
Però, per quanto mi sforzi, non sono sicuro che riuscirò mai pienamente ad appartenere alla posterità. E, per il vero, forse nemmeno lo vorrei.




Interessante ragionamento sull'umanità in generale, vista a posteriori in maniera distaccata, scevra da personalismi; certo, la società è cambiata in maniera radicale dall'epoca dei grandi pensatori, tutto è veloce e superfluo oggi. In pochi si fermano a ragionare e fanno uso della metacognizione, la consapevolezza ha lasciato il passo alla pigrizia di pensiero. Persino concentrarsi è diventato più difficile anche rispetto a soli venti anni fa. Quindi, benvenga un ragionamento rivolto al passato con l'intento di ricreare le condizioni per un pensiero più profondo alla ricerca dei fondamenti dell'animo umano.