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🟡 Miti, Mentori e Me: ispirazione e identità

  • vesentiniigor
  • 6 ago 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

🔵 Introduzione

Ho trovato sui social una situazione che mi ha fatto riflettere. Accade di rado che non mi succeda. Ogni post, per quanto poco interessante, può dare spunto ad una riflessione. Se “navigo” nei social è probabile che io mi trovi in una posizione rilassata o comunque con la mente più libera.

Trovo dunque la foto e il commento che indica una sorta di: “Eccomi, finalmente al suo concerto! E’ una vita che mi ispiro a lui, il mentore della mia vita…”. Le parole non sono propriamente queste ma devono solamente dare l’idea.

E quindi mi domando se sono io a non comprendere cosa sia un mentore o se sia io stesso a dare troppo valore alle parole e a questa figura di riferimento.

C’è davvero bisogno di una guida?

Ma davvero? Sembra di sì…

La riflessione si è basata sui concetti di “ispirazione” e “imitazione”. Ognuno è fatto a modo suo e ognuno matura il proprio essere sulla scorta delle esperienze vissute. Quindi ispirarsi a qualcuno o imitarlo è frutto del proprio soggettivo sentire.


🟣 Il bisogno di miti

I miti ci sono sempre stati. E’ però sia un’affermazione che un quesito con tanti punti di domanda. Credo comunque che “sì”, ci sono sempre stati. Magari in forme diverse da quello che oggi si identifica come “mito”.

Mitizzare, a mio avviso, è una forma umana che ci lega indissolubilmente a qualcuno. Ci proietta verso certi comportamenti, ragionamenti, modi di dire e di fare che vorremmo rendere nostri. Come si direbbe nel parlato: “lui sì che ne sa…”. Questo comportamento rende l’uomo umano. Scusate la banalità che non vorrebbe essere tale.

L’uomo è uomo, esattamente come ci conosciamo di essere. Difficilmente si riesce a comprendere come possa seguire un destino diverso da quello a cui è legato dal momento della nascita. Ci si crede tutti diversi per poi in realtà essere identificabili come un’unica specie vivente e simili praticamente in tutto.

Certo, è un punto di vista. Se si osserva da vicino, ogni essere umano sembra così diverso dagli altri! Ma proviamo ad immaginarci su di un satellite e allora scopriremmo come il mondo sia abitato da miliardi di esseri umani incredibilmente simili nella forma e negli atteggiamenti.

Avere dei miti fa parte dell’uomo, ci colloca al centro della società, ci fa sentire diversi e unici allo stesso tempo. Si ha così una via da seguire: il mentore.


🔴 I limiti della mitizzazione

I mali del mondo, generalizzando, sono altri. Non è certo la mitizzazione che ci rende abietti. Vero.

Però gli enormi limiti che limitano (…) il pensiero ci sono.

A me è sufficiente riflettere sull’impossibilità di contraddizione. Intendo questo: il mito (il mentore…) è la figura di riferimento che non erra e ci guida. Ora, quindi: come è possibile solo pensare che un suo pensiero non sia puro, corretto, ponderato?

Personalizziamo: se avessi un mito, sarei capace di voltargli le spalle? Anche nei confronti degli altri, sarei in grado di dichiarare il mio disinnamoramento? E, contestualmente, magari l’infatuazione per un’altra corrente non coerente (…)?

Penso che l’uomo svilisca il proprio ego, la capacità di dare fiato e valore alle proprie idee, la spinta e la giusta linfa alla propria vita.

Demolire tutti i miti? Prendo a prestito un’ispirazione (…a proposito di avere riferimenti, idoli, miti… ma non è questo il caso; si tratta di puro “prestito”).

Bisogna martellare gli idoli per vedere se suonano vuoti” (ispirato a Nietzsche – Il crepuscolo degli idoli).


🟢 Il distacco consapevole

Vivere senza miti è davvero possibile? Già è difficile capire se i miti siano realmente umani, divini o semplici occasioni per emulare atteggiamenti socialmente condivisi e corretti. Ammesso che fosse possibile, io penso di sì. Meglio detto come: “No ai falsi miti!”.

Il qui scrivente ha avuto più di uno di questi “falsi miti” e i più ricadono sulla musica. Si noti che non utilizzo nomi (difficilmente, per lo meno…) per evitare di essere etichettato.

Come, però, poter convivere con la perdita dei “falsi miti”? Rimane, di loro, il ricordo, l’affetto o magari qualche poster nella stanza più nascosta.

Il mito, l’unico e solo mito che può essere seguito, è il mito di sé stesso. Significa proprio questo, rendersi protagonisti e unici a costo, magari, di essere anacronistici.

Provate a pensarci: chiudere fuori le false informazioni, il bombardamento mediatico (praticamente la stessa cosa…), i concetti vuoti, irrazionali, le parole di guerra, di odio…

Provate a pensarci: vivere di una sola piccola educazione civica, il minimo che possa concedere all’essere umano l’opportunità di non lesionarsi a vicenda. E così vivere di ciò che la propria mente partorisce.

Creare un poster con la gigantografia del proprio ego! Apporlo nella stanza più luminosa e ricordarci chi siamo: essere umani con il grande dono del pensiero.

Come sarebbe il mondo allora? Né miti, né idoli, né mentori.


⚪ Conclusione

L’invito è quello di ragionare con la propria testa.

Se sei arrivato a leggere fino a qui (non saltando alcuna parte…) avrai capito che non dovrai prendere ispirazione da me ma solo da te stesso.

In coda a questo post mi chiedo se davvero non ho più miti.

Così mi addentro nei pensieri: cosa sono davvero i miti? E’ giusto ispirarsi a loro? Come possiamo distinguere quelli buoni da quelli falsi?

…e tutte queste riflessioni solo per quella foto trovata casualmente sui social…

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