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🟡 Simbolismi: la croce e il cerchio

  • vesentiniigor
  • 28 ago 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

🔵 Introduzione

La croce e il cerchio. Idee che si manifestano per caso. Il mio, nello specifico, si è “generato” da un approfondimento trovato in un libro di storia.

La storia è magnifica e stimolante. Ci sono migliaia, milioni e trilioni di volumi non letti che prendono polvere. Altrettante tonnellate di byte che narrano di simbolismi come la croce e il cerchio. Non serve, davvero, che io mi cimenti in un’inutile ricostruzione di ipotesi, riferimenti, deduzioni e studi. Non è il mio pane, non è il mio intento.

Croce e cerchio alimentano pensieri liberi e un po’ vincolati (dal fatto che l’approfondimento a cui ho fatto cenno già mi conduce a ragionare su un listino preconfezionato – dall’articolo stesso – di pensieri).



🟣 I punti cardinali (o il numero perfetto?)

3 è il numero perfetto, oppure no?

Scomodo allora la prima idea che mi riporta al numero 3: la Trinità. Ma è troppo e quindi lascio stare.

Mi ricorda un numero primo, indivisibile, ma come tanti altri. Oppure, più intimamente, le principali generazioni: figli, genitori, nonni. E potrei poi ricondurmi ad altre associazioni che richiamano al numero perfetto.

Il 4 invece? Non l’ho mai considerato tale, eppure ecco che mi viene in aiuto il “caso”, quell’approfondimento trovato nel libro di storia. Così mi soffermo a riflettere:

·        I punti cardinali: Nord, Est, Sud, Ovest

·        Gli elementi: acqua, terra, fuoco, aria

·        I 4 lati del quadrato, l’ordine

·        La Croce stessa

La sensazione è di movimento, il senso di direzionalità, di diffusione, di infinito. Il numero perfetto è un modo di sentire le cose. Sia esso il 3 o il 4 o qualunque altro. Il numero giusto è quello che ognuno ritiene tale.

Colgo l’occasione per apprezzare come un numero possa portarmi in un oceano di riflessioni. Per ogni spunto servirebbe un trattato. Vogliamo approfondire chi ha “scoperto” i 4 elementi? Forse Empedocle – e quel “forse” è frutto del dubbio che nutro verso ciò di cui non ho la certezza. Non ho la possibilità di ottenere conferme se non, come farebbe chiunque, basandomi sugli studi, sui libri.

Empedocle: nome robusto che ci porta così lontano! Ora capisco, poco di più ma qualcosa in più rispetto a prima, la necessità di ricordarci di certi personaggi.

E faccio un balzo laggiù, in terra agrigentina. Rifletto un istante e credo di essere a Caos ad osservare Porto Empedocle. Nient’altro.



🔴 Il cerchio invece?

La ruota gira, la fortuna, il cerchio della vita. E’ un simbolo contenitore, a dispetto delle direttrici della croce che fuggono senza un termine.

La ruota della fortuna che riporta anche ad una simpatica stagione televisiva. Eppure, quella che posso definire come banale esorcizzazione della vita e soprattutto della morte, è quanto mai simbolica.

La ruota in cui – mi raccontava con occhi lucidi il mio “vecchio” professore di educazione artistica delle scuole medie – è l’essenza stessa della vita: ora sei nel punto di splendore, poi declini verso il basso pensando di non poter risalire.

Invece ti risollevi con un colpo di reni, come un portiere spiazzato e steso a terra che non vuole far entrare il pallone e con uno scatto improvviso balzi nuovamente in piedi.

Così la salita, inizialmente difficile, si manifesta poi luminosa quanto più ci si avvicina al culmine.

Il cerchio contiene lo spazio e il tempo. Vuole renderci più consapevoli del qui e ora attraverso un luogo delimitato e il tempo presente.

Scomodiamo altrimenti l’”eterno ritorno”? O ancora la reincarnazione? O il ciclo delle stagioni?



🟢 Il cerchio e la croce?

Gli estremi si uniscono. Gli estremi si attraggono, si allontanano e si mescolano.

I simboli aiutano a identificarci e a riassumere la profondità dei pensieri dell’uomo.



⚪ Conclusione

Si conclude così il ragionamento ma non certo la possibile apertura ad altre interpretazioni.

Se sei arrivato a leggere qui (senza saltare il contenuto), la motivazione è che tutto sommato ti incuriosisce questa associazione della croce e del cerchio.

Ho un debito verso l’approfondimento che ho trovato fortunosamente nel libro di storia.

Mi rendo conto di come l’apertura al ragionamento ci possa consegnare momenti di arricchimento spontanei in cui la nostra testa “parla”.

Quando scrivo, come in questo caso, metto al giogo le mie dita che scivolano sulla tastiera e vergano la voce che risuona dentro di me.

Chissà se la mia voce che detta queste riflessioni è la stessa vostra voce che legge mentalmente queste righe.

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Scrivo tra righe di codice e righe di pensiero. Questo spazio raccoglie ciò che non voglio più lasciare in sospeso

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